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“Nessuno” in Patria, “qualcuno” altrove

01/10/2010
La Repubblica cerca di raccogliere le storie degli italiani all’estero. Ripubblico qui il mio intervento (n°11486).
La storia
Ho conseguito un dottorato in fisica a febbraio, mi sono trasferito a Melbourne, Australia dove lavoro come ricercatore all’università. E’ il mio primo postdoc e mi pagano l’equivalente di circa 54000 euro (ho sbagliato cavolo! sono 40k€ PPP) l’anno (da cui vanno tolti 24% di tasse). In più l’Australia è un paese avanzato, libero e dinamico, rispetto all’Italia i mille problemi quotidiani sembrano non esistere. Trovare lavoro non sembra essere un problema, i giovani che vogliono girare il mondo si licenziano e per poi cercare un nuovo lavoro dopo il viaggio. E’ un paese libero, pochi sono i vincoli e pochi i pregiudizi, tutti sono liberi di dare il meglio di se e di trovare la loro via. A Brisbane, il ragazzo che lavora alla reception dell’albergo mi diceva che aveva un titolo di primo livello in management, aveva viaggiato un anno in Europa e ora stava facendo un esame per insegnare a scuola, non ho dubbi che ci riuscirà. Io qui posso insegnare matematica e fisica all’università, in Italia per insegnare al liceo avrei dovuto sceglierlo 5/6 anni fa e mettermi in coda per diventare “un insegnante”. Qui non conta cosa sei conta cosa fai. In Italia sbagliamo tutto. Non capiamo la realtà che ci circonda e difendiamo o accusiamo cose che non esistono. Qui ho un contratto di un anno, sono precario ? devo arrabbiarmi ? no, non mi arrabbio affatto, sono contento così. Se sarò bravo mi faranno continuare ma mal che vada troverò qualcos’altro da fare. Qui non battono i piedi per avere un lavoro, qui il lavoro lo creano.

Avrei voluto scrivere di più (per esempio che penso di tornare) ma lo spazio era limitato. Ogni commento è benvenuto.

4 commenti

  1. Pensi di tornare!? Ma in ambito accademico o nel mondo del lavoro? Una cosa è tornare in Europa, un’altra tornare in Italia…


  2. bella domanda … però capiamoci bene, nel mio discorso università/azienda non fà molta differenza, io sono assunto come “matematico” (così è scritto sul mio visto, il “long term business visa” lo stesso che ti fa una qualunque compagnia che ti assume) e ho il mio regolare contratto e i miei giorni di ferie. io qui lavoro, punto. Europa/Italia, non saprei che dire …


  3. in bocca al lupo!

    ancora una volta


    • Anch’io come dottorando, tecnicamente parlando, sono un dipendente dell’università, con ferie, bonus di fine anno e roba simile. Non so se si tratti di una peculiarità dei Paesi Bassi… magari funziona così anche in altri paesi del nord Europa.



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